Tradizione

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena vanta origini secolari: la sua prima testimonianza, infatti, risale all’ anno 1046 in cui il Monaco Benedettino Donizone scrisse il “Vita Mathildis”, minuziosa cronaca della vita di Matilde di Canossa. Si narra che Enrico III di Franconia, in viaggio verso Roma per essere incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero dal pontefice Clemente II, fece sosta a Piacenza ed in quella occasione mandò un messaggero al potente signore Bonifacio di Canossa (padre di Matilde di Canossa), per chiedergli in omaggio un po' di quell'aceto tanto speciale, assai lodato, che veniva prodotto presso la Rocca di Canossa.

Il “laudatum acetum” – così definito nella cronaca di Donizone – venne confezionato in una botticella d’argento e fu inviato al futuro Imperatore, quale dono assai prezioso e gradito.

Il valore dell’Aceto Balsamico Tradizionale, prodotto dall’Abbazia Padri Benedettini di Modena, deriva dalle sapienti capacità e competenze di questi ultimi, che nell’osservanza della Regola Benedettina “Ora et Labora”, hanno saputo pazientemente custodire e tramandare, allo stesso tempo, le tecniche raffinate della produzione di un così prelibato aceto.

Serve una lunga e paziente trasformazione prima di giungere alla completa maturazione dell’Aceto Balsamico, occorrono, infatti, molti anni per raggiungere le tipiche caratteristiche di densità e aromaticità.

La tradizione si è così sviluppata nel tempo fino ai giorni nostri, rendendo questo prodotto altamente esclusivo ed unico.

San Benedetto da Norcia

San Benedetto nacque il 2 Marzo 480 d.C. a Norcia in un ambiente austero e sano che gli permise di preservare l’anima limpida come il cielo terso della sua terra natale. Poco più che diciottenne lasciò Norcia, obbedendo all’invito paterno di recarsi a Roma per continuare gli studi umanistici. Egli si aprì generosamente all’invito di Dio che nell’intimo gli ispirava di fuggire dalla capitale e ritirarsi in un luogo deserto per piacere a Lui solo. Il giovane ritenne così opportuno stabilirsi in un eremo nei pressi di Subiaco, dove incontrò un monaco, che lo consacrò a Dio dandogli l’abito monastico e così Benedetto si chiuse in una grotta inaccessibile per dedicarsi completamente alla contemplazione di Dio. Successivamente lasciò l’eremo e si diresse verso la città di Cassino, in cui edificò il Monastero di Montecassino. Verso il 540 d.C. Benedetto compose la sua Regola “Ora et Labora”, norma di vita per tutti i monaci, ancora oggi osservata da tutte le Abbazie dei Padri Benedettini del mondo.

Il 21 marzo del 547 d.C., secondo la tradizione, Benedetto chiuse gli occhi nell’oratorio di San Martino, dove si era fatto condurre dai suoi discepoli sentendo approssimarsi la fine. E come aveva predisposto, fu sepolto accanto alla sorella Scolastica, che l’aveva preceduto in cielo poco più di un mese prima.

Abbazia San Pietro di Modena

L’Abbazia San Pietro di Modena risale alla fine del X secolo, come fondazione vescovile, che divenne poi indipendente nel 1148. Il monastero venne soppresso al tempo della rivoluzione francese (1796), fu riaperto dal Duca di Modena, nuovamente chiuso dai Savoia (1866): in entrambi i casi un monaco rimase come parroco. A parte una breve interruzione (1926-1938) i Padri Benedettini sono sempre stati presenti in questa Abbazia ed ancora oggi vivono i comunità monastica, nell’osservanza della Regola benedettina: “Ora et Labora”.

La Spezieria monastica vanta le medesime origini, inizialmente era adibita allo scopo di farmacia interna, nei secoli poi si è trasformata in vera e propria nicchia dei prodotti dell’Abbazia dei Padri Benedettini di Modena.